Sant’Apollinare Nuovo

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Storia
È la più importante testimonianza dell’incontro tra romanitas e barbaritas, tra culto ariano e culto cattolico. Eretta tra il 493 e i primi del secolo VI.

I cicli musivi
I cicli musivi si dispiegano in tre grandi fasce.
Parte superiore: 26 scene il più antico ciclo musivo del Nuovo testamento, rimasto. A destra, scopriamo scene dalla vita del Salvatore. La Chiesa palatina di Teoderico, destinata al culto ariano, fu riconciliata al culto cattolico e alcune zone musive sostituite da altri soggetti. Le parti rifatte sono di matrice bizantina, quelle d’età teodericiana affondano le radici nella tradizione ellenistico – romana. Dell’antica costruzione sopravvivono i meravigliosi mosaici con la più vasta superficie musiva dell’antichità; a sinistra, gli episodi rievocano le letture evangeliche della Settimana Santa e della Pasqua. Il Salvatore, punto focale, è rappresentato più grande degli altri personaggi, secondo i canoni dell’arte tardo-antica. E’ raffigurato il Cristo barbato, a evidenziarne la sofferente natura umana.
Parte mediana: un capolavoro iconografico, composto da trentadue figure di Profeti, sedici per lato. Ogni figura si ripete con uniformità, a celebrazione del Libro e a sigillare l’importanza dei Profeti nella composizione delle Scritture, Profeti che richiamano, lato sensu, tutti i maestri della fede neo e vetero testamentari.
Parte inferiore: commissionati dalla Cancelleria ravennate i mosaici illustrano una fastosa processione di Sante e un corteo di Santi. Le Ventidue Sante, guidate da Sant’Eufemia, avanzano con incedere lento e ritmato, recando una simbolica corona. Sull’opposta parete, i ventisei martiri in candide vesti sembrano una processione infinita. Sguardi e atteggiamenti sono sempre costanti, ad abolire ogni individualità in nome del comune Messaggio.

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