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Museo Arcivescovile

Storia
Il Museo Arcivescovile di Ravenna nasce nella prima metà del XVII sec. ed è profondamente legato alla storia dell’antica Basilica Ursiana che negli anni ’40 del 1700 veniva demolita per volontà dell’Arcivescovo Niccolò Farsetti. Incaricato della demolizione e del rinnovo dell’edificio fu il riminese Gianfrancesco Buonamici il quale nel volume “Metropolitana di Ravenna” ci ha lasciato i disegni dell’antico edificio, i nuovi progetti e testimonianze preziose per la storia del Museo. É lì infatti che troviamo il racconto di come esso è nato:  “Allora, che disfar si volle la cadente fabbrica della basilica Orsiana, cominciossi dal pavimento. Listato era questo in molte parti di lunghe, e larghe lastre di marmo greco, le quali abbandonate alla discretezza dei muratori, altre intere, altre in pezzi venivano levate dal suolo, e ammassate. Volle la buona sorte (…) che a questo dissotterramento dei marmi presente si trovasse l’eruditissimo Domenico Vandelli, matematico modenese (…). Osservò egli fortunatamente che nel luogo, donde cavansi le lastre di marmo, rimanevasi impresso di caratteri il sottoposto terreno. Se ne avvide appena l’uomo letteratissimo, che ne comprese il mistero, e subito parlatone all’architetto, acciocchè ai muratori ne incaricasse la cautela, e avvertitone l’arcivescovo Farsetti, lo innamorò di quelle preziose antichità, quali esse si fossero, e facilmente lo persuase a salvarle”.
Il Museo Arcivescovile nasce quindi come lapidario il quale trova collocazione all’interno dell’Episcopio nella sala che, allora, faceva da atrio alla Cappella di Sant’Andrea. Di questo primo nucleo, grazie alle incisioni riportate nel testo dal Buonamici, conosciamo l’allestimento originario. La sala lapidaria venne successivamente riallestita nella prima metà dell’800 mantenendo sostanzialmente gli stessi materiali della precedente sistemazione. Con Giuseppe Gerola, Sovrintendente a Ravenna dal 1909-1918, il Museo conosce una fase di riallestimento ed ampliamento. Venne ristrutturato l’episcopio, la Cappella arcivescovile e il Museo venne dotato di nuovi spazi in modo da poter accogliere diversi materiali provenienti sia da scavi archeologici che dalle chiese della diocesi; soprattutto si arricchì di quelle opere d’arte che lo rendono famoso nel mondo quali la croce d’argento detta dell’Arcivescovo Agnello (VI sec.), la cattedra eburnea dell’Arcivescovo Massimiano (VI sec), le casule dette dell’Angelopte e di Rinaldo da Concorrezzo conservate fino a quel momento nella sacrestia del Duomo. Negli anni ’50 e ’60 fu Mons. M. Mazzotti, prete e archeologo della diocesi, Direttore del Museo nonché dell’Archivio Arcivescovile, ad ampliare le collezioni inserendo anche reperti venuti alla luce dagli scavi da lui condotti all’interno della diocesi.
Il 6 febbraio del 2010 il Museo è stato riaperto, dopo alcuni anni di chiusura dovuti alla ristrutturazione dell’episcopio. Il Museo presenta un ulteriore ampliamento non solo nelle collezioni ma anche negli spazi. Il secondo piano infatti, che custodiva fino agli anni ’90 l’Archivio Arcivescovile, è ora interamente dedicato al Museo che oltre ai materiali già storicizzati presenta due nuove sezioni: la pinacoteca che raccoglie dipinti provenienti dalla diocesi e parte del “tesoro del Duomo” qui per la prima volta esposto al pubblico.

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