#ThursdayCoffee: “Cesare fui e son Giustiniano”

“Cesare fui e son Giustiniano” (Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso VI, 10)

Nel caffè del giovedì di questa settimana ci concentriamo su una delle più celebri personalità legate a Ravenna e tra le più importanti dell’epoca tardo antica ed alto medievale: parliamo di Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus, noto in epoca moderna semplicemente come Giustiniano.

Nato a Tauresio (oggi Taor) in Dardania nel 482, riceve una buona educazione grazie allo zio, l’imperatore Giustino, completando gli studi in filosofia e giurisprudenza.

La sua carriera politica inizia nel 521, quando viene nominato console e successivamente capo dell’esercito orientale. In questo periodo incontra Teodora, una splendida attrice di cui si innamora perdutamente. Nonostante le difficoltà dovute sia alle resistenze della famiglia e della corte, sia all’esistenza di una legge che vietava il matrimonio tra attrici e cittadini di alto rango, riuscì a sposarla tra il 524 e 525.

Viene eletto imperatore nel 527, prima affiancando Giustino e poi, alla morte dello zio, rimanendo l’unico imperatore. Il suo regno ha un impatto enorme non solo nella realtà politico-militare mondiale dell’epoca, essendo l’ultimo imperatore che cullò il sogno di restaurare l’antico impero romano, ma anche nella storia degli studi legislativi: partendo dall’idea che l’esistenza del Bene comune era affidata ad armi e leggi, presta particolare attenzione alla legislazione, facendo redigere il Corpus Iuris Civilis, codificazione  dell’intera giurisprudenza latina e  fondamenta su cui vengono costruiti molti dei sistemi giuridici del mondo moderno.

L’ascesa di Giustiniano al trono imperiale segna un cambio netto della politica militare dell’impero bizantino: cullando il progetto di restaurare l’impero, concentra buona parte delle sue forze nell’avanzata in Occidente, attraverso tre distinte campagne militari (Africa, Spagna e Italia). Tuttavia, nonostante i successi ottenuti, proprio l’enorme sforzo portato avanti nelle varie campagne di conquista genera pesanti contraccolpi sia finanziari che militari nella parte Orientale dell’Impero, che però troveranno piena esplosione solo con i suoi successori.

Il rapporto tra la città di Ravenna e la figura di Giustiniano nasce con l’assassinio di Amalasunta (unica figlia di Teodorico e reggente del regno ostrogoto) da parte di Teodato, che fu eletto re. Questo fatto viene preso come pretesto dall’impero d’Oriente per intervenire contro il nuovo re ostrogoto, dando inizio alla Guerra Greco-Gotica (535 – 553). Giustiniano affida al generale Belisario il compito di guidare la campagna, muovendo dalla Sicilia e risalendo la penisola. Nonostante le prime rapide vittorie, la guerra contro gli Ostrogoti continua per quasi vent’anni sia per la strenua resistenza della popolazione ostrogota, sia per la forte disunione dell’esercito bizantino causata dagli scontri tra i suoi comandanti. Tuttavia, tra il 539 e il 540 Belisario assedia e conquista Ravenna, catturando il re Vitige (successore di Teodato) e portandolo a Costantinopoli. L’arrivo dei Bizantini a Ravenna segna di fatto l’inizio del periodo d’oro della città: Giustiniano, grazie anche all’intervento del banchiere Giuliano Argentario, riesce a mettere la firma su due dei più importanti monumenti della città, ovvero la basilica di Sant’Apollinare in Classe e, soprattutto, la basilica di San Vitale.

Proprio all’interno di San Vitale è conservata, nella parte di sinistra del catino absidale, la più famosa rappresentazione dell’imperatore, nonostante non sia mai arrivato in città. All’interno di una cornice a sfondo rosso adornata di pietre preziose, troviamo al centro la figura dell’imperatore, vestito con una tunica bianca, una clamide porpora con decorazioni dorate, che indossa un prezioso diadema decorato con perle, zaffiri, smeraldi e rubini. Esso sta portando un grande bacile dorato in segno di offerta, accompagnato da figure di alti dignitari civili, mentre è preceduto da figure appartenenti al clero (tra cui è riconoscibile la figura del vescovo Massimiano, nominato dallo stesso Giustiniano, e unico nella rappresentazione ad essere caratterizzato dal nome) e seguito da una rappresentanza di guardie d’onore. In questo pannello, il cui messaggio è profondamente politico, viene celebrata l’armonia che regna tra le classi sociali più elevate e dominanti dell’epoca (ovvero aristocrazia, clero ed esercito), in particolar modo tra autorità civile e religiosa, ovvero tra Stato e Chiesa, in un momento di forte scontro politico e teologico all’interno dell’Impero Bizantino dovuto all’eresia monofisita, sostenuta anche dalla stessa Teodora.

Giustiniano muore il 14 novembre 565, trovando sepoltura nella Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli. La sua attività politica, religiosa e legislativa fu così importante che Dante, quasi 800 anni dopo, lo scelse come perfetto interlocutore per il VI canto del Paradiso, nella quale Giustiniano dipinge l’Impero Romano come strumento della Redenzione voluta da Dio.

Il pannello musivo di san Vitale fu certamente d’ispirazione nella realizzazione del VI canto del Paradiso, ma non è l’unica influenza che i mosaici di Ravenna ebbero su Dante. Se volete scoprire o approfondire i collegamenti che legano i mosaici di Ravenna con la Divina Commedia, vi invitiamo a visitare la mostra “La bellezza ch’io vidi: la Divina Commedia e i mosaici di Ravenna”, in programma nello spazio espositivo annesso alla Basilica di Sant’Apollinare Nuovo fino al 6 gennaio 2019.