#ThursdayCoffee: Gustav Klimt e l’oro dei mosaici

Nel corso del tempo molti turisti famosi hanno visitato i monumenti di Ravenna, alcuni dei quali ne hanno tratto profonda ispirazione: tra questi c’è Gustav Klimt. Nato negli anni Sessanta dell’Ottocento, Klimt fu uno dei più significativi esponenti della secessione viennese, stile artistico nato tra la fine del XIX e inizio del XX secolo.
Klimt, che molto di rado si spostava dal suo studio di Vienna, visitò Ravenna per ben due volte nel 1903: avendo avuto modo di vedere lo sfarzo dei mosaici bizantini e soprattutto lo sfondo dorato che li caratterizza, fu in grado di creare un nuovo modo di rappresentare la realtà, modulando le parti piatte e plastiche con passaggi tonali dall’opaco al brillante. La spiccata bidimensionalità dello stile, l’uso di molti simbolismi e la prevalenza di figure femminili sono altri esempi dell’influenza dei mosaici ravennati sull’artista, come si può notare nelle più celebri tele del “periodo aureo”, come il Giuditta I e II, “l’albero della vita” e “Il bacio”.

La rappresentazione del corteo imperiale dell’imperatrice Teodora, e in particolar modo la figura dell’imperatrice stessa, sicuramente ebbero una importanza fondamentale per lo sviluppo stilistico di Klimt: il ritratto di Adele Bloch ricorda moltissimo la Teodora raffigurata all’interno della basilica di San Vitale.
Ma come fu il soggiorno a Ravenna? è lo stesso Klimt a raccontarcelo attraverso le cartoline. L’invenzione delle cartoline nell’Austria di metà Ottocento cambiò il modo di comunicare tra le persone, tanto che Klimt ne inviava anche 8 al giorno, per lo più spedite alla compagna Emilie Floge. Quello di Ravenna, a giudicare dalle parole dell’artista, non fu un viaggio facile: dopo essere incappato nel fenomeno dell’acqua alta a Venezia, racconta che al suo arrivo in città si scatenò un acquazzone così forte che filtrò dell’acqua nella sua camera. Le difficoltà incontrate lungo il viaggio furono tuttavia ripagate dalla bellezza che l’artista ritrovò nei monumenti: Klimt entrò in un vero e proprio stato di esaltazione, come non solo ricordato dal compagno di viaggio Maximilian Lenz, ma anche dalle innumerevoli cartoline e foto che l’artista acquistò come ricordo del suo soggiorno in città.