#ThursdayCoffee: Il Calendario Pasquale

Il Museo Arcivescovile di Ravenna conserva al suo interno un pezzo piuttosto curioso: una lastra di circa 90 cm per lato in marmo proconnesio, databile al VI secolo, sulla quale è inciso un grafico circolare suddiviso in 19 spicchi. Questo pezzo, noto come Calendario Pasquale, è la più antica rappresentazione grafica del ciclo pasquale calcolato, attorno al 525, da Dionigi il Piccolo. Per avere una piena comprensione di questo reperto, bisogna partire proprio dal conteggio di Dionigi.
Il calcolo della Pasqua, essendo la festa più importante dell’anno per la Cristianità, era di assoluta importanza e, originariamente, la data prestabilita cambiava nelle diverse comunità: si passa dalla coincidenza di data con la “Pesah” ebraica nelle comunità orientali alla domenica immediatamente successiva in quelle romane ed alessandrine. I vescovi partecipanti al Concilio di Nicea (325) cercarono di stabilire una data condivisa da tutta la Cristianità: il giorno prescelto fu la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera (stabilito al 21 marzo proprio durante Concilio stesso) oscillando, quindi, fra il 22 marzo e il 25 aprile.
Diventava dunque necessario calcolarne la data con un certo anticipo: vi furono diverse proposte nel corso del tempo per la realizzazione di un metodo di calcolo “perpetuo”. Quello proposto da Dionigi aveva il vantaggio di appoggiarsi su un sistema di conteggio degli anni, all’epoca ampiamente diffuso, che si basava sulla numerazione degli anni a partire dalla nascita di Cristo, da lui stesso stabilita nel 753° anno dalla fondazione di Roma, sistema tutt’oggi utilizzato in larga parte del mondo.
Il metodo di Dionigi si basa su due periodi temporali: un primo periodo di 19 anni, detto ciclo pasquale minore; un secondo di 95 anni, detto ciclo pasquale maggiore, costituito da 5 cicli pasquali minori consecutivi. Si nota che spesso ritorna il numero 19 nel calcolo di Dionigi il Piccolo: questo perché, come già osservato nel V sec. a.C. da Metone di Atene, esistendo una corrispondenza quasi perfetta tra 19 anni solari e 235 mesi lunari (corrispondenti a 19 anni lunari), le lunazioni tendono a ripetersi negli stessi giorni proprio ogni 19 anni.
Nelle intenzioni di Dionigi il suo metodo avrebbe dovuto essere perpetuo, tuttavia il calcolo resta valido per il solo primo ciclo maggiore pasquale, tra il 532 e il 626: ebbe comunque una larghissima diffusione in tutta la Cristianità, testimoniata in parte anche dal calendario conservato al museo.

Come si legge il calendario pasquale?

Il calendario è composto da 5 cicli consecutivi di 19 anni; questi vengono rappresentati sulla lastra marmorea da 5 cerchi concentrici e 19 spicchi (settori) che incrociandosi creano 95 riquadri: i 95 anni del ciclo pasquale maggiore.

Il calendario andrà quindi letto in senso orario e dall’esterno verso l’interno partendo dal riquadro in alto al centro (segnalato da una croce).

Prendendo come esempio il settore centrale nella parte superiore della lastra marmorea, messa in evidenza nella foto, il grafico presenta nelle prime due righe dall’esterno i dati comuni a tutti gli anni appartenenti allo stesso settore, indipendentemente dal ciclo in cui ricadono; dalla terza in poi sono espressi, invece, i dati variabili di ciclo in ciclo. Più precisamente:

  • la prima riga (quella più esterna) ci indica l’anno secondo il ciclo lunare. Il ciclo lunare è un sistema di calcolo delle lunazioni in uso a Costantinopoli, sempre calcolato su 19 anni ma sfalsato rispetto al ciclo decennovale di 3 anni;
  • la seconda indica l’anno secondo il ciclo decennovale e il giorno in cui cade il primo plenilunio di primavera, che rappresenta il dato comune a tutto il settore. Questa data è indicata con l’espressione “quattordicesima luna”;
  • dalla terza riga in poi viene indicato il giorno in cui cade la Pasqua. Questa viene riportata in relazione al calendario romano, ovvero sia indicando i giorni mancanti a tre date (le calende il primo del mese; le none il cinque o il sette nei mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre; le idi il 13 o il 15 nei mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre). Viene inoltre indicato anche il giorno della luna, ovvero sia i giorni passati dall’ultima luna nuova.

Analizziamo ora in dettaglio un settore: come esempio è stato scelto il primo, corrispondente al primo anno di ogni ciclo decennovale. Iniziamo dalla lunetta e continuiamo verso il centro:

“LU. XGI”
(Cyclum) LU (narem) XGI
“Diciassettesimo [anno del Ciclo] Lunare”

“AN. I”
AN(no) I (decennovenale)
“Primo anno [del ciclo decennovenale]”

“LU. XIIII NO. AP.”
LU(na) XIV NO(nis) AP(prilis est)
“[La] quattordicesima luna [cade il giorno delle] None di aprile (cioè il 5 aprile)”.

“PAS. III ID. AP. LU. XX”
PAS(cha) III ID(us) AP(rilis est, dum) LU(na) XX
“[la] Pasqua [cade] tre giorni prima delle Idi di aprile (11 aprile), [quando] la Luna ha 20 giorni”

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“CY. II”
CY(clum) II
“Ciclo secondo [Pasquale]”

“PAS. V ID. AP.  LU. XVIII”
PAS(cha) V ID(us) AP(rilis est, dum) LU(na) XVIII
“[la] Pasqua [cade] cinque giorni prima delle Idi di aprile (9 aprile), [quando] la Luna ha 18 giorni”

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“CY. III” : CY(clum) III
“Ciclo terzo [Pasquale]”

“PAS. GII ID. AP. LU. XV”
PAS(cha) GII ID(us) AP(rilis est, dum) LU(na) XV
“[la] Pasqua [cade] otto giorni prima delle Idi di aprile (6 aprile), [quando] la Luna ha 15 giorni”

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“CY. IIII”
CY(clum) IIII
“Ciclo quarto [Pasquale]”

“PAS. IIII ID. AP. LU. XGIII”
PAS(cha) IIII ID(us) AP(rilis est, dum) LU(na) XGIII
“[la] Pasqua [cade] quattro giorni prima delle Idi di aprile (10 aprile), [quando] la Luna ha 19 giorni”

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“CY. V”
CY(clum) V
“Ciclo quinto [Pasquale]”

“PA. GI ID. AP. L. XG”
PA(scha) GI ID(us) AP(rilis est, dum) L(una) XG
“[la] Pasqua [cade] sette giorni prima delle Idi di aprile (7 aprile), [quando] la Luna ha 16 giorni”

Il calendario pasquale di Ravenna al giorno d’oggi non può più essere utilizzato: con la riforma dei calendari voluta da Gregorio XIII nel 1582, il calcolo proposto da Dionigi (che, come indicato nel post precedente, presentava errori di calcolo al di fuori del primo ciclo maggiore) fu modificato e, di conseguenza, il grafico presente nella lastra marmorea ha perso di significato.