#ThursdayCoffee: il Cristo “guerriero”

 

“Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi”, così recita il Salmo 91, da cui prende ispirazione una delle più curiose ed affascinanti raffigurazioni del Cristo, ovvero quella definita come “Cristo guerriero”. A Ravenna è possibile vedere i due più antichi esempi di questa raffigurazione.

La più antica si trova all’interno del Battistero Neoniano, quasi nascosta dalla bellezza dei mosaici che decorano il monumento. Negli stucchi presenti a sinistra dell’ingresso, infatti, troviamo una rappresentazione del Cristo a figura intera, vestito come un giovane legionario romano imberbe: indossa una tunica corta, un cinturone (chiamato “cingulum”), un mantello, i calzari militari (detti “calcei”) ed è raffigurato mentre sorregge con la mano destra una croce astile, appoggiata su una spalla e con la sinistra tiene aperto il Vangelo. Il Cristo, la cui figura è messa di profilo, conculca con il piede destro la testa del serpente, con il sinistro il leone.

Secondo per antichità, ma certamente più famoso è il Cristo guerriero rappresentato nella Cappella di Sant’Andrea, posto giusto al di sopra dell’uscita. La raffigurazione è molto simile a quella descritta precedentemente ma vi sono delle importanti differenze: come nel Battistero il Cristo è raffigurato imberbe, afferra con la mano (in questo caso la destra) una croce astile rossa posata sulla spalla, con la sinistra, posta sotto la clamide, sorregge il Vangelo aperto e calpesta con i piedi le teste del leone e del serpente. Qui però la figura è rappresentata frontalmente e descritta in modo molto più preciso: porta un nimbo crocesignato riccamente decorato, indossa una tunica color porpora con rifiniture dorate coperta da una lorica muscolata, una clamide color porpora e oro e le tipiche calzature militari romane del basso impero (detti “campagi”). Sul Vangelo aperto è possibile leggere “Ego sum Via Veritas et Vita”, ovvero: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”.

Ma perché il Cristo calpesta un leone e un serpente? E perché è rappresentato in abiti militari?

Una prima chiave di lettura arriva proprio dal Salmo 91 citato all’inizio. Esso sviluppa il tema della protezione divina accordata al Giusto e porge l’invito a confidare nella protezione del Signore: la Fede in Dio è paragonata ad una invincibile armatura dotata di scudo e corazza e in grado di garantire la salvezza da ogni avversità, tale da poter camminare su aspidi e vipere e calpestare leoni e draghi. Nella letteratura patristica, come nei bestiari che si creano nel corso del tempo, leone e serpente sono figure ambivalenti. Nel caso del Salmo in questione, il simboleggiano tutti quei tipi di avversità che il Giusto, sotto la protezione divina, sarà in grado di affrontare e sconfiggere: Cristo si presenta come il Giusto in grado di sconfiggere i leoni e i serpenti, ovvero come debellatore di ogni Male.

La caratterizzazione militare della figura trova nella iconografia funeraria romana la sua fonte principale: esso ricorda infatti un preciso ruolo nella legione, chiamato “aquilifero”, appartenente alla centuria detta “primipilo”. L’aquilifero era l’ufficiale a cui era affidato il compito di portare e difendere in battaglia l’insegna della legione: come egli era il riferimento per il legionario, che non doveva mai perderlo di vista nel campo di battaglia, così Cristo deve essere il riferimento per ogni Cristiano, tanto sono preziosi i simboli della Croce e del Vangelo per la Salvezza dell’uomo.

Ma perché porre due raffigurazioni molto simili in luoghi così diversi?

La scelta fu dettata dalla natura altamente simbolica dei due monumenti: il primo conteneva la fonte dove venivano battezzati i catecumeni, il secondo era la cappella privata del vescovo. In entrambi i casi la figura del Cristo guerriero assolveva ad una funzione parenetica, cioè di preghiera, volta a confermare nella Fede, in un periodo di rapida diffusione di dottrine eterodosse, le due fasce agli opposti nel cammino di perfezione cristiana. Nel battistero l’obbiettivo era di rivelare ai neofiti quale forza vive nel cristiano dopo il battesimo; nella Cappella Arcivescovile aveva lo scopo di confermare il vescovo nella sua missione evangelica.

Approfondimento a cura del personale dell’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna