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Battistero Neoniano2019-04-11T16:49:05+00:00

Presentazione

Di fianco al Duomo, quasi a raccordo tra le piazze Duomo e Arcivescovado, si ammira il battistero degli Ortodossi (o Neoniano), nel cuore di un piccolo giardino ben curato, che molti cittadini amano attraversare a piedi anche solo per la semplice gioia degli occhi. D’estate, in occasione della Festa di san Giovanni (titolo originario della parrocchia del Duomo, a cui il battistero è annesso), al suo interno viene celebrata la S. Messa “a porte aperte”: è un invito ad entrarvi, per assaporare la bellezza del rito dentro questi preziosi spazi. E i battesimi? Ancora oggi, se siete fortunati, potete assistervi proprio qui, nel luogo-simbolo del sacramento. L’unico pericolo è quello di assistervi con il naso costantemente all’insù, distratti dalla contemplazione della cupola e magari da un interrogativo: chi è quel terzo personaggio che compare nel Battesimo di Cristo, di fianco al Salvatore e a san Giovanni?

Unico al mondo

Entrando nel battistero Neoniano, di forma ottagonale, vi troverete di fronte ad un unicum, per ciò che concerne l’arte paleocristiana e bizantina: si tratta, infatti, dell’edificio battesimale meglio conservato al mondo, sia per la struttura architettonica che per l’interno (marmi, stucchi e mosaici). Dei più antichi battisteri, realizzati tra i secoli IV e V ad Antiochia, Costantinopoli, Efeso, Treviri, Milano, Aquileia e Roma, sopravvivono infatti solo i muri perimetrali o solo la pianta.

Un po’ di storia

Attorno alla metà del secolo V, il vescovo Neone (450-475) decise di rifare la copertura del battistero della Cattedrale, che il vescovo Orso aveva eretto qualche decennio prima (da qui il nome di basilica Ursiana, poi ricostruita nel Settecento).

Con il naso all’insù

Come di consuetudine, il programma iconografico è da leggersi in una direzione ascensionale e trova il suo massimo compimento nella cupola, tripartita in fasce che sembrano ruote girevoli, il cui perno è il clipeo centrale con la scena del Battesimo.
La fascia-ruota inferiore (quella più esterna) è scandita in otto parti, in cui si alternano seggi vuoti (quelli dell’Etimasia, a preparazione del trono di Dio per il Giorno del Giudizio) incorniciati da viridari (giardini celesti) e altari, sui quali è deposto un Vangelo.
Nella fascia mediana possiamo invece scorgere gli apostoli (abbigliati di tunica e pallio) che, con le mani velate in segno di deferenza, recano corone; guidati dai duces Pietro e Paolo («colonne» della Chiesa); essi incedono ieratici, a passo cadenzato, musicale, in una lenta rotazione; la corona è simbolo di trionfo, quale offerta dell’aurum coronarium che i vinti portavano ai vincitori ai tempi dei Romani.
Perno della decorazione è il clipeo centrale con la scena del Battesimo, dove possiamo scorgere il Salvatore, san Giovanni Battista e la personificazione del fiume Giordano come vegliardo che emerge dalle acque tenendo in mano una verde canna palustre e nell’altra un drappo (con il quale Cristo si asciugherà); il Battista reca in mano una pàtera, anche se in origine doveva certamente poggiare la mano direttamente sulla testa di Cristo, come si usava fare (impositio manus). L’inserimento più tardo della pàtera è testimoniato dal colore più chiaro delle tessere.
Nella decorazione parietale sottostante la cupola, nei pennacchi e negli archi sopra le trifore, si scorgono elementi decorativi vegetali e zoomorfi, tra cui cantharoi dai quali nascono tralci vitinei, girali d’acanto e pavoni, tutti simbolo di vita eterna e Grazia divina redentrice e salvifica.

Entrando nel battistero Neoniano, di forma ottagonale, vi troverete di fronte ad un unicum, per ciò che concerne l’arte paleocristiana e bizantina: si tratta, infatti, dell’edificio battesimale meglio conservato al mondo, sia per la struttura architettonica che per l’interno (marmi, stucchi e mosaici). Dei più antichi battisteri, realizzati tra i secoli IV e V ad Antiochia, Costantinopoli, Efeso, Treviri, Milano, Aquileia e Roma, sopravvivono infatti solo i muri perimetrali o solo la pianta.

Attorno alla metà del secolo V, il vescovo Neone (450-475) decise di rifare la copertura del battistero della Cattedrale, che il vescovo Orso aveva eretto qualche decennio prima (da qui il nome di basilica Ursiana, poi ricostruita nel Settecento).

Come di consuetudine, il programma iconografico è da leggersi in una direzione ascensionale e trova il suo massimo compimento nella cupola, tripartita in fasce che sembrano ruote girevoli, il cui perno è il clipeo centrale con la scena del Battesimo.
La fascia-ruota inferiore (quella più esterna) è scandita in otto parti, in cui si alternano seggi vuoti (quelli dell’Etimasia, a preparazione del trono di Dio per il Giorno del Giudizio) incorniciati da viridari (giardini celesti) e altari, sui quali è deposto un Vangelo.
Nella fascia mediana possiamo invece scorgere gli apostoli (abbigliati di tunica e pallio) che, con le mani velate in segno di deferenza, recano corone; guidati dai duces Pietro e Paolo («colonne» della Chiesa); essi incedono ieratici, a passo cadenzato, musicale, in una lenta rotazione; la corona è simbolo di trionfo, quale offerta dell’aurum coronarium che i vinti portavano ai vincitori ai tempi dei Romani.
Perno della decorazione è il clipeo centrale con la scena del Battesimo, dove possiamo scorgere il Salvatore, san Giovanni Battista e la personificazione del fiume Giordano come vegliardo che emerge dalle acque tenendo in mano una verde canna palustre e nell’altra un drappo (con il quale Cristo si asciugherà); il Battista reca in mano una pàtera, anche se in origine doveva certamente poggiare la mano direttamente sulla testa di Cristo, come si usava fare (impositio manus). L’inserimento più tardo della pàtera è testimoniato dal colore più chiaro delle tessere.
Nella decorazione parietale sottostante la cupola, nei pennacchi e negli archi sopra le trifore, si scorgono elementi decorativi vegetali e zoomorfi, tra cui cantharoi dai quali nascono tralci vitinei, girali d’acanto e pavoni, tutti simbolo di vita eterna e Grazia divina redentrice e salvifica.

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