Il culto tributato al protovescovo di Ravenna sant’Apollinare, martirizzato verso la fine del II sec. d. C., è presente non solo nella basilica di Classe, luogo della sua sepoltura, ma anche nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo[i]. L’antica cappella palatina del re Teoderico (493-526) dedicata al Nostro Signore Gesù Cristo, allorquando i bizantini entrarono a Ravenna nel 540, subì una radicale trasformazione. Al tempo dell’arcivescovo Agnello (556-569) la basilica di rito ariano fu riconciliata alla liturgia cattolica e intitolata a San Martino di Tours, nemico degli eretici ariani[ii].

Il ritratto di Sant’Apollinare Nuovo

Nei mosaici della navata destra, aggiunti per commissione dello stesso Agnello, i santi martiri, usciti dalla città di Ravenna, sono guidati da san Martino – abbigliato con manto purpureo – verso il Cristo in Trono. In questo corteo abbiamo la raffigurazione di sant’Apollinare contraddistinta in alto dalla sua iscrizione: “S[AN]C[TV]S APOLLINARIS+”[iii]. Questa immagine è forse meno nota rispetto a quella più  famosa che campeggia nel catino musivo di Sant’Apollinare in Classe in cui il patrono di Ravenna si erge al centro nella veste di episcopo: il buon pastore che guida il suo gregge[iv]. A Sant’Apollinare Nuovo il primo vescovo di Ravenna è rappresentato nella fisionomia in modo molto simile a quella che si trova Classe: il volto ricoperto da barba e capelli bianchi con ampia tonsura. Anche qui lo sguardo è finemente idealizzato secondo i canoni estetici e religiosi dell’arte bizantina[v]. La differenza, rispetto all’immagine musiva di Sant’Apollinare in Classe, consiste nella candida veste bianca che il santo indossa e, allo stesso modo degli altri santi del corteo, nella corona d’oro tempestata di pietre preziose che regge in mano. La corona simboleggia la gloria e il martirio che evidenziano la dorata atmosfera del giardino celeste dei giusti al quale Apollinare appartiene[vi]. L’arcivescovo Agnello, scrive don Giovanni Montanari, “…dà a questa basilica un riscatto biblico-liturgico di fondamentale importanza, realizzando con la duplice serie di santi e sante una sorta di celeste iconografia della Communio Sanctorum…”[vii]. In questa ‘Comunione dei Santi’[viii] si inserisce anche il nostro sant’Apollinare di Antiochia. Egli occupa un posto particolare nella processione, seguendo i martiri romani, milanesi e bolognesi, venerati all’epoca dalla chiesa ravennate[ix].

 

Il culto delle reliquie

Ancora dibattuta si presenta la vicenda sull’intitolazione della basilica di San Martino a Sant’Apollinare Nuovo[x]. Poco prima del 1137 i monaci benedettini che si insediarono verosimilmente nel 973 nella basilica di San Martino[xi] diffusero in città la voce che le reliquie del patrono di Ravenna sarebbero state trasferite dalla basilica sepolcrale di Sant’Apollinare in Classe nella cripta della loro chiesa, per timore dei pirati saraceni che imperversavano nel mare Adriatico. I contrasti fra il monastero benedettino di San Martino intitolato quindi a Sant’Apollinare Nuovo – visto che a Ravenna esisteva già l’antichissima chiesa di Sant’Apollinare in Veclo[xii] – e quello camaldolese in Classe divennero sempre più gravi. Nel 1173 il papa Alessandro III, esausto dalla continua lite fra i due ordini religiosi, inviò a Ravenna il legato papale Ildebrando Grasso per dirimere la questione. Egli riuscì a ritrovare i resti del santo custoditi in un sarcofago collocato all’interno della cripta di Sant’Apollinare in Classe[xiii]. Assieme alle reliquie furono ritrovate anche tre piccole lamine d’argento con incisi tre testi latini che riassumono la vita e il martirio di Apollinare[xiv]. Queste tre placchette sono ora custodite nel Museo arcivescovile di Ravenna[xv].

Nel primo quarto del XVI sec., sempre nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo, e precisamente in fondo alla navata sinistra, fu costruita una cappella chiamata ancora oggi Delle Reliquie. Essa testimonia la presunta presenza dei resti del protovescovo ravennate[xvi]. Attualmente la cappella è in restauro.

 

Il pallio per il patrono

Nella storia medievale di Ravenna la devozione per sant’Apollinare, culto che si diffonde ad esempio anche a Remagen in Germania[xvii], si intreccia fin dal 1023 anche con il pallio o gara dei cavalli in onore del santo patrono[xviii]. Sia per la festività di san Vitale, celebrata in origine il 28 aprile[xix], sia per la solennità di sant’Apollinare il 23 luglio, l’arcivescovo di Ravenna indiceva due concili provinciali con i suoi presuli suffraganei dell’Emilia e della Romagna. In queste due occasioni, oltre alle processioni e alle cerimonie religiose – nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo si celebrava la messa della vigilia in memoria del protovescovo ravennate – si correva il pallio in città. Il relativo premio era il drappo verde di damasco per san Vitale, rosso per sant’Apollinare. I vescovi delle diocesi che dipendevano dall’autorità metropolitica dell’arcidiocesi di Ravenna non potevano mancare a questi appuntamenti dove, nel contesto della cultura medievale del tempo, si intrecciava la dimensione religiosa con quella civile e con la componente folkorico-popolare[xx]. Il premio del pallio assegnato ai vincitori – il drappo colorato – riveste un preciso messaggio religioso: il premio per i giusti. Il riferimento è in Paolo I° lettera ai Corinzi 9, 24: “…Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio! Correte anche voi in modo da conquistarlo!…”. Questo passo veniva letto tutti gli anni dalla chiesa ravennate nella Dominica in Septuagesima (settanta giorni prima di Pasqua): tempo di preparazione alla Quaresima[xxi].

 

Filippo Trerè

Opera di Religione

della Diocesi di Ravenna

 

 

 

 

[i] A. Corbara, Il protovescovo di Ravenna, in “Il Resto del Carlino”, 13 maggio 1972; Il Libro di Agnello Istorico. Le vicende di Ravenna antica fra storia e realtà, traduzione e note di M. Pierpaoli, Ravenna 1988, pp. 31-32; G. Gardini, Sant’Apollinare. La vita, le opere, il culto, in Sant’Apollinare. Guida iconografica per il patrono di Ravenna, Cesena 2014, pp. 15-19.

[ii] G. Cortesi, Sant’Apollinare Nuovo in Ravenna, Ravenna 1975, pp. 11-12; C. Rizzardi, Sant’Apollinare Nuovo, in Sant’Apollinare. Guida iconografica, cit., pp. 27-31.

[iii] I. Baldini Lippolis, La Processione dei Martiri in S. Apollinare Nuovo, in Martiri, Santi, patroni: per una archeologia della devozione, Atti del X Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana,  Università della Calabria, Aula Magna, 15-18 settembre 2010, a c. di A. Coscarella, P. De Santis, Arcavacata di Rende 2012, pp. 383-397 (particolarm. p. 390).

[iv] C. Rizzardi, Il mosaico a Ravenna. Ideologia e arte, Bologna 2011, pp. 103, 152.

[v] A. Paolucci, Ravenna. Una guida d’arte, Ravenna 1971, pp. 20-21; Cortesi, op. cit., p. 75; Rizzardi, Il mosaico, cit., p. 104.

[vi] F. Gerke, Nuove indagini sulla decorazione musiva della Chiesa ravennate di S. Apollinare Nuovo, in “Felix Ravenna”, CIII- CIV (1972), pp. 113-209 (particolarm. pp. 205-207); G. Gardini, Immagini di santità. Litanie figurate nella Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, in Le donne nei mosaici di Ravenna (a c. di Monsignor Guido Marchetti), Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, 2015, pp. 63-67 (particolarm. pp. 64, 66).

[vii] G. Montanari, Cattedrali e basiliche ravennati maggiori, in Le cattedrali dell’Emilia-Romagna, a c. di G. Della  Longa, A. Marchesi, M. Valdinoci, Rovereto 2007, p. 43.

[viii] Gerke, op. cit., p. 206.

[ix] Rizzardi, Sant’Apollinare Nuovo, cit., p. 31.

[x] Cortesi, op. cit., pp. 12-13; P. Novara, Una storia medievale, in Ead., Sotterranei e segreti di Ravenna, Cesena 2018, pp. 41-47.

[xi] G. Montanari, Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa nella Diocesi di Ravenna, in Storia di Ravenna. III. Dal Mille alla fine della Signoria polentana, a c. di A. Vasina, Venezia 1993, pp. 283-285.

[xii] M. Mazzotti, Sant’Apollinare in Veclo in “San Vitale”, in “L’Argine”, a. XI, n.11, 12 marzo 1955, (ried. in Id., Itinerari della Sacra Visita. Chiese di Ravenna scomparse, ed. a c. di G. Rabotti, Ravenna 2003, pp. 98-101).

[xiii] Novara, op. cit., p. 43.

[xiv] Il Libro di Agnello Istorico, cit., p. 133.

[xv] Gardini, Sant’Apollinare, cit., p. 19; Id., Sulle orme di Sant’Apollinare, vescovo e missionario, in “Risveglio Duemila”, 22 luglio 2016.

[xvi] E. Mattaliano, La scultura a Ravenna nei luoghi e negli edifici pubblici fra Quattro e Cinquecento, in Ravenna in età veneziana, (Atti del Convegno di Studio, Ravenna 9-11 dicembre 1983), a c. di D. Bolognesi, Ravenna 1986, pp. 356-357.

[xvii] E. Wacker, St. Apollinaris in Remagen. Die Geschichte der Reliquie und der Wallfahrt, Remagen 2014.

[xviii] G. Montanari, Processioni, litanie e santi patroni nella Ravenna Medioevale, in “Romagna. Arte e Storia” 63 (2001), pp. 48-70.

[xix] F. Trerè, San Vitale fra culto e iconografia, in http://www. ravennamosaici.it/blog

[xx] G. Rossi, Storie ravennati, trad. e c. di Mario Pierpaoli, Ravenna 1997, pp. 346, 650; Montanari, Processioni, cit., p. 50.

[xxi] Ibid., p. 56.