Dante Alighieri (1265-1321), negli ultimi anni della sua vita, durante il suo esilio a Ravenna, alimentò la sua ispirazione dal repertorio iconografico e cromatico illustrato dai mosaici delle basiliche e dai battisteri dell’antica capitale imperiale[i] per terminare il suo poema La Commedia[ii]. La cultura figurativa del Sommo Poeta –esperto d’arte e forse anche pittore – era pienamente aggiornata su Cimabue e Giotto:

“Credette Cimabue ne la pittura
tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
sì che la fama di colui è scura”

(Purgatorio XI, 94-96)[iii].

Sulla struttura della Commedia, lo storico dell’arte Sergio Bettini scrive: “…non c’è dubbio che l’impalcato del poema sacro sia quello d’una cattedrale gotica…”[iv].

E’ proprio a Ravenna che Dante – nel suo percorso esistenziale e poetico interiore – raccoglie, costruisce e decanta nella preziosità delle tessere e nel messaggio dei mosaici paleocristiani e bizantini quel senso immateriale di misticismo figurato della luce divina[v]. Ecco una succinta rassegna di alcuni esempi estrapolati dalla Commedia discussi dai dantisti e dagli storici dell’arte:

  • Oro e argento fine, cocco e biacca,
    indaco, legno lucido e sereno,
    fresco smeraldo in l’ora che si fiacca,
    da l’erba e da li fior, dentr’a quel seno
    posti, ciascun saria di color vinto,
    come dal suo maggior è vinto il meno

    (Purgatorio, VII, 73-78).

    In questo canto è stata riconosciuta la competenza di Dante ‘disegnatore’ sulla materia, la tecnica musiva e la maestria del mosaicista nel creare una varietà di colori contrastanti con le tessere di pasta vitrea assieme all’oro e all’argento. Inoltre si evoca un giardino fiorito già paradisiaco come negli sfondi dei mosaici di San Vitale e di Sant’Apollinare Nuovo[vi].
  • Genti vid’io allor, come a lor duci,
    venire appresso, vestite di bianco;
    e tal candor di qua già mai non fuci

    (Purgatorio, XXIX, 64-66).

    In tale processione edenica di anime del Vecchio Testamento Dante riecheggia la solennità ieratica delle due teorie di sante vergini e santi martiri che si dispiegano nei mosaici di Sant’Apollinare Nuovo[vii].
  • vennero appresso lor quattro animali,
    coronati ciascun di verde fronda

    (Purgatorio, XXIX, 92-93).

    I quattro animali sono i viventi descritti nell’Apocalisse (4,6 e 5,8) e raffigurati nei mosaici della cupola del mausoleo di Galla Placidia: il cosiddetto Tetramorfo. In seguito, con il libro, diventeranno i simboli dei quattro Evangelisti nei cicli musivi della cappella Arcivescovile di Sant’Andrea e nella basilica di San Vitale[viii].

Esempi altrettanto efficaci sono stati riconosciuti dagli studiosi nel Paradiso:

  • Se fosse stato lor volere intero,
    come tenne Lorenzo in su la grada
    e fece Muzio a la sua man severo

    (Paradiso, IV, 82-84).

    Dall’eroe della storia romana Muzio Scevola a quello della storia cristiana delle origini: l’arcidiacono san Lorenzo ispirato a quello rappresentato nel mosaico della lunetta nel mausoleo di Galla Placidia, mentre si appresta al martirio nelle fiamme della graticola[ix].
  • Cesare fui e son Giustiniano
    che, per voler del primo amor ch’i’ sento,
    d’entro le leggi trassi il troppo e ‘l vano

    (Paradiso, VI, 10-12).

    Il richiamo di Dante è indicato nel celeberrimo pannello musivo di San Vitale dove Giustiniano è immortalato assieme alla sua corte[x]. Nei mosaici di questa basilica ‘imperiale’[xi] Dante vedeva confermata ed esaltata la sua ideologia teologica e politica medievale che qui affondava le sue radici nella simbiosi indissolubile che si instaurava fra la funzione temporale rivestita dall’imperatore cristiano Giustiniano – erede della romanità – e quella spirituale incarnata dal Cristo Cosmocrator della calotta absidale[xii].

Infine Dante fu anche il testimone illustre di mosaici ravennati ora purtroppo scomparsi, quando il poeta fiorentino fa’ pronunciare a san Bernardo la nota preghiera mariana:

  • Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
    umile e alta più che creatura,
    termine fisso d’eterno consiglio,
    tu se’ colei che l’umana natura
    nobilitato si, che’ l suo fattore
    non disdegnò di farsi sua fattura

    (Paradiso, XXXIII, 1-6).

    In questo caso Dante pare essersi ispirato ad un epigramma di consacrazione in latino che si trovava sotto la splendida immagine della Madonna in Trono con Bambino in uno sfolgorante sfondo dorato. Tale mosaico, che andò distrutto nel 1550, decorava l’abside della basilica di Santa Maria Maggiore, edificata a Ravenna per volontà del vescovo Ecclesio (522-532). Nel passo dell’iscrizione musiva che qui interessa recitava nella trad. italiana: “…Genitrice del Verbo ed eternamente Vergine, e fu fatta Madre del Signore che l’aveva creata…”. Per cui nell’iscrizione musiva si esaltava la maternità divina di Maria e la sua verginità contro ogni disputa teologica o eresia: concetto pienamente compreso da Dante ed espresso in mirabile cristiana poesia[xiii].

 

Filippo Trerè

Opera di Religione

della Diocesi di Ravenna

 

 

[i] A. Battistini, La città dell’esilio, in Storia illustrata di Ravenna, vol. II, a c. di C. Giovannini, D. Bolognesi, Milano 1989, pp. 33-48; L. Pasquini, Iconografie dantesche. Dalla luce del mosaico all’immagine profetica, Ravenna 2008; F. Mazzeo, Dante e Ravenna. Nuova edizione ampliata e aggiornata, Ravenna 2011, pp. 151-153; I. Simonini, I mosaici ravennati nella Divina Commedia, Ravenna 2017; “La bellezza ch’io vidi…”. La Divina Commedia e i mosaici di Ravenna, a c. di M. Mambelli, catalogo della mostra, Castelbolognese 2018.

[ii] Divina Commedia, commento a c. di G. Fallani, S. Zennero, Roma 2008; E. Pasquini, Vita di Dante. I giorni e le opere, Milano 2006.

[iii] R. Assunto, La critica d’arte nel pensiero medioevale, Milano 1961, pp. 259-284; G. Fallani, Dante e la cultura figurativa medievale, Bergamo 1971; Dante e l’arte figurativa medievale, a c. di G. Pieranti, in “Letteratura e Arte. Istituto Italiano Edizioni Atlas”, http:// www.edatlas.it, pp. 1-12.

[iv] S. Bettini, Introduzione al tema: le arti figurative in rapporto a Dante, in Dante e la cultura veneta, (Atti del Convegno di Studi, Venezia, Padova, Verona, 30 marzo – 5 aprile 1966), Firenze 1966, pp. 273-275.

[v] Battistini, La città, cit., pp. 42-46; Id., Le competenze figurative di Dante, in Pasquini, Iconografie dantesche, cit., pp. 5-11 (particolarm. p. 6).

[vi] Pasquini, Iconografie dantesche, cit., pp. 19-20.

[vii] Ibid., pp. 20-21; “La bellezza ch’io vidi…”, cit., p. 52.

[viii] Mazzeo, op. cit., pp.151-152; “La bellezza ch’io vidi…”, cit., p. 26; G. Montanari, Mosaico, culto, cultura. La cultura religiosa nei mosaici delle basiliche ravennati, Ravenna 2000, pp. 40, 44, 83-84; F. Trerè, San Lorenzo nei mosaici ravennati, in http://www.ravennamosaici.it/blog.

[ix] Pasquini, Iconografie dantesche, pp. 23-24; “La bellezza ch’io vidi…”, cit., p. 22.

[x] Mazzeo, op. cit., p. 152; “La bellezza ch’io vidi…”, cit., p. 32; M. Scalcon, “Cesare fui e son Giustiniano”, in http://www.ravennamosaici.it/blog.

[xi] G. Montanari, Cattedrali e basiliche ravennati maggiori, in Le cattedrali dell’Emilia-Romagna, a c. di G. Della  Longa, A. Marchesi, M. Valdinoci, Rovereto 2007, pp. 38-43 (particolarm. p. 27).

[xii] E. Chiarini, P. V. Mengaldo, Ravenna, in Enciclopedia Dantesca, vol. IV, Roma 1973, pp. 857-866, ried. in http://www.treccani.it; Battistini, La città, cit., p. 43; Pasquini, Iconografie dantesche, cit., pp. 25-26.

[xiii] Ibid., pp. 35-37; Mazzeo, op. cit., p. 153; G. Gardini, Maria nei mosaici ravennati, in Le donne nei mosaici di Ravenna (a c. di Monsignor Guido Marchetti), Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, 2015, p. 69; F. Trerè, L’iconografia di Maria nei mosaici ravennati in http://www.ravennamosaici.it/blog.