Nelle nostre basiliche il mosaico focalizza il messaggio teologico e pastorale nel passaggio dalla dimensione terrena a quella celeste. All’inizio del suo episcopato l’arcivescovo Massimiano (546-556) commissiona nella calotta absidale di San Vitale una complessa raffigurazione in un giardino fiorito: la Teofania (manifestazione del Divino) [i]. Di grande rilievo assume la figura imberbe del Cristo Cosmocrator (Signore del Mondo) assiso sul globo turchino, con la mano sinistra regge il rotolo apocalittico dei sette sigilli, mentre con la destra offre la corona di gloria e di martirio a San Vitale, titolare della basilica[ii]. Il Redentore, abbigliato con una tunica color porpora alla stregua di un imperatore bizantino, è scortato da due Arcangeli[iii]. Mentre all’estrema destra campeggia il vescovo ravennate Ecclesio, in atto di offrire a Cristo il modellino della basilica da lui fondata. Tale Teofania presenta un’iconografia ben precisa volta ad esaltare l’unicità di Cristo Figlio di Dio, in polemica con gli ostrogoti ariani da poco sconfitti dalle truppe bizantine dell’imperatore Giustiniano[iv]. Concentriamo la nostra attenzione sull’atmosfera che avvolge questa manifestazione divina di Cristo,  contraddistinta dallo sfondo dorato che ascende dal giardino paradisiaco. Questa sacra atmosfera, che si snoda tra terra e cielo, diventa una costante delle teofanie absidali bizantine, dove al giardino viene conferito una funzione fondamentale di Eternità. Ai piedi del Salvatore scorrono i quattro Fiumi del Paradiso: Fison, Gihon, Tigri ed Eufrate (Genesi 2, 10-14)[v].

In questo mosaico, assistiamo alla rappresentazione frequente di gigli, anemoni rossi e di rose in un ricco ‘prato mistico’: fiori carichi di una sedimentata lettura simbologica di virtù cristiane in accordo con il contesto di refrigerio per i beati, assieme ai pavoni simbolo di immortalità. Il giglio acquista un profondo messaggio di bellezza e di spiritualità fin dall’Antico Testamento. Ad esempio nel Cantico dei Cantici il giglio è l’amata che incontra lo sposo ed è comparato dai padri della chiesa alla Madonna e alla sua condizione di verginità e di umiltà nell’accettare la volontà divina. Oppure la sposa del Cantico è la comunità cristiana che si unisce in matrimonio con il Signore: “…Quale tra i cardi il giglio, tal è l’amica mia tra le fanciulle…” (2,2). Invece l’anemone rosso è un fiore nato dalle gocce del sangue di Cristo cadute sul Calvario. Incontriamo l’anemone già nella decorazione musiva che riveste la volta a botte dei bracci sud e nord del mausoleo di Galla Placidia[vi]. Anche la rosa presenta un preciso contenuto teologico incentrato sull’assenza del peccato originale in Maria. Il poeta cristiano Sedulio, nel suo poema Carmen Paschale (430 d. C.), esalta la Vergine comparandola a una rosa: “…Così la Beata Vergine, Rosa veramente morbida fresca, e odorifera senza macchia uscì dalle spine del peccato originale…[vii]. In tal senso la storica dell’arte Silvia Pasi denota nella Teofania di San Vitale: “…Pienamente consoni a un ambiente paradisiaco sono infatti i fiori bianchi e rossi che punteggiano, impreziosendolo, il verde terreno, simboli delle anime pure i primi, e del sangue dei martiri i secondi…[viii].

Possiamo inoltre confrontare il giardino della Teofania di San Vitale con i pannelli musivi di Sant’Apollinare Nuovo dell’età del re Teoderico (493-526): prati fioriti con gigli, anemoni e rose fanno da sfondo alla Vergine con Bambino in Trono e Arcangeli e al rispettivo Cristo in Trono in fondo alle due pareti della navata centrale[ix]. Anche in questi casi i personaggi sacri si ergono in un rigoglioso prato paradisiaco[x]. Non a caso è sempre l’esegesi o interpretazione teologica formulata dai primi scrittori cristiani che sottolinea il ruolo di Gesù Risorto nella veste di ‘giardiniere’ della Vita Eterna apparso a Maria Maddalena (Giovanni 20, 15-17): “…Gesù le domanda: ‘Donna, perché piangi? Chi cerchi?’ E lei, pensando che fosse l’ortolano, gli dice: ‘Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai messo ed io lo prenderò’. Gesù allora la chiama: ‘Maria!’. Essa, voltandosi, esclamò in ebraico: ‘Rabbunì!’ che significa Maestro!…[xi]. Il giardino fiorito si ritrova pure nei mosaici di Sant’Apollinare Nuovo eseguiti al tempo della riconciliazione cattolica ordinata dall’arcivescovo Agnello (556-569): essi raffigurano le Sante Vergini e i Santi Martiri[xii].

La Teofania di San Vitale ha suggestionato, assieme ad altri mosaici ravennati, la sensibilità poetica e religiosa di Dante Alighieri quando il Sommo Poeta si ricorda di tale ciclo musivo in alcuni canti del Paradiso. Ad esempio dove Beatrice così esorta Dante: “…che tu non ti rivolgi al bel giardino/che sotto i raggi di Cristo s’infiora?…”(Paradiso, canto XXIII, vv. 71-72).[xiii]

L’ordine concettuale e spirituale bizantino che sottende a tale Teofania in San Vitale fece scrivere allo storico dell’arte Pietro Toesca che questa figurazione musiva “…si ispira a canoni destinati a durare nell’arte medievale…[xiv].

 

 

 

Filippo Trerè

Opera di Religione

della Diocesi di Ravenna

 

[i] L.Sotira, Ravenna tra Oriente e Occidente: le epifanie absidali di età giustinianea, in “XII Colloquio AIEMA”, Venezia 11-15 settembre 2012, a c. di G. Trovabene, Parigi 2015, pp. 409-415 (particolarm. pp. 410-411). Si aggiunga anche: C. Rizzardi, La cristianizzazione dell’Adriatico: il messaggio dei mosaici parietali, in La cristianizzazione dell’Adriatico. Atti della 38° settimana di studi aquileiesi, 3-5 maggio 2007, a c. di G. Cuscito, Trieste 2008, pp. 401-433; G. Montanari, Monumenti giustinianei o non piuttosto massimianei?, in “Studi Romagnoli”, LXII (2011), pp. 75-80.

[ii] Rizzardi, La cristianizzazione dell’Adriatico, cit., pp. 421-422.

[iii] L. Sotira, Eredità della tradizione classica nei mosaici parietali di V e VI secolo: problematiche di iconografia e di stile, in “Intrecci d’arte”, n.1, 2012, pp. 16-17.

 

[iv] Sotira, Ravenna tra Oriente e Occidente, cit., p. 409.

[v] S. Pasi, Ravenna, San Vitale. Il corteo di Giustiniano e Teodora, Modena 2006, pp. 59-66 (particolarm. pp. 64-65).

[vi] M. G. Morganti, Piccolo lessico floreale, in http://www.pinacotecafaenza.racine.ra.it; Decorazione musiva parietale del Mausoleo di Galla Placidia, Volta con fiori stilizzati, in Mosaicoravenna.it I mosaici dei monumenti Unesco di Ravenna e Parenzo, a c. del Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico, Fusignano 2007, p. 120; C. Rizzardi, Il mosaico a Ravenna. Ideologia e arte, Bologna 2011, pp. 44-45.

[vii] G. B. Ladner, Il simbolismo paleocristiano. Dio, cosmo, uomo, prefazione all’edizione italiana di E. Russo, Milano 2008, p. 18. Di Sedulio, Carmen Paschale, libro I, si è ripresa una libera traduzione dal latino di: “…Et velut ex spinis mollis rosa surgis acutis…”contenuta in:  G. Longo, Lettioni sopra il Cantico Magnificat Anima Mea Dominum, Napoli 1615, p. 142.

[viii] Pasi, op. cit., p. 64.

[ix]E. Penni Iacco, L’arianesimo nei mosaici di Ravenna, Ravenna 2011, pp. 49-68.

[x] Morganti, op. cit.; D. Mavrič Čeh, Fiori e piante nell’arte sacra, http://www.academia.edu

 

[xi] F.Cardini, Giardino, in Enciclopedia dell’Arte Medievale (1995), http://www.treccani.it ; F. Cardini, M. Miglio, Nostalgia del paradiso. Il giardino medievale, Bari 2002.

[xii] G. Gardini, Immagini di santità. Litanie figurate nella Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, in Le donne nei mosaici di Ravenna (a c. di Monsignor Guido Marchetti), Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, 2015, pp. 63-67.

[xiii] L. Pasquini, Iconografie dantesche. Dalla luce del mosaico all’immagine profetica, Ravenna 2008, pp. 33-34; Divina Commedia, introduzione di I. Borzi. Commento a c. di G. Fallani, S. Zennaro, Roma 2006, pp. 578-579.

[xiv] P. Toesca, Storia dell’Arte Italiana. Il Medioevo, Vol. I, Tomo I, Torino 1927, p. 193; D.Gioseffi, Lo svolgimento del linguaggio giottesco da Assisi a Padova: il soggiorno riminese e la componente ravennate, in “Arte Veneta”, XV  (1961), pp. 11-24 (particolarm. pp. 21-23).