Giovedì 6 febbraio 2020 il Museo Arcivescovile di Ravenna si appresta a festeggiare un’importante ricorrenza, documentata dalle pagine del “Risveglio Duemila”. Dieci anni fa alla presenza dell’Arcivescovo Sua Eccellenza Monsignor Giuseppe Verucchi, di Monsignor Guido Marchetti, allora delegato ai beni ecclesiastici della diocesi e direttore dell’Opera di Religione e di numerose autorità fra cui Sua Eccellenza Monsignor Mariano Crociata, Segretario della CEI, il Cardinale Ersilio Tonini e il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, avvenne l’inaugurazione del rinnovato museo dopo circa dieci anni di restauro[i].

Il primo nucleo del museo Arcivescovile nasce nella prima metà del XVIII secolo per volontà dell’arcivescovo di Ravenna Niccolò Maffeo Farsetti (1727 – 1741). Egli desiderava raccogliere – in un ambiente scelto del palazzo vescovile accanto alla cappella privata di Sant’Andrea – i reperti salvati dalla demolizione della primitiva cattedrale: la Basilica Ursiana, edificata dal vescovo Orso (fine IV-primi V sec. d. C.). Nel momento dell’atterramento di questo edificio si constatò che buona parte delle lastre di marmo che rivestivano il pavimento (XVI sec.), erano in realtà vecchie epigrafi reimpiegate capovolte. Nasce così il Lapidario Farsetti allestito dall’architetto riminese Giovan Francesco Buonamici, progettista del nuovo duomo.

Tale collezione ha avuto altri riallestimenti e incremento delle raccolte nella sua lunga storia: nella prima metà del XIX secolo e nella prima metà del secolo scorso per merito del soprintendente ai Monumenti Giuseppe Gerola (1909 – 1918). Egli intraprese il restauro della cappella di Sant’Andrea e di altri ambienti dell’antico episcopio. Tale ripristino culminò con l’inaugurazione di un vero e proprio museo Arcivescovile durante il III Congresso di Archeologia Cristiana (che si tenne a Ravenna nel settembre del 1932). Proprio in quella occasione venne per la prima volta esposta, all’interno di tali spazi rinnovati, anche la cattedra d’avorio dell’arcivescovo Massimiano (546-556) simbolo del museo.

Negli anni 1955 – 1969 nuovi lavori furono avviati anche da Monsignor Mario Mazzotti, ‘storico’ direttore del Museo e dell’Archivio Arcivescovile. Egli fece esporre nuovi pezzi, ad esempio il rarissimo Calendario Pasquale per gli anni 532-626   e altri reperti di scavi archeologici da lui condotti nel territorio diocesano[ii].

In seguito don Giovanni Montanari, successore di Mazzotti alla direzione di Archivio e Museo, pubblicò considerevoli studi su questi argomenti che culminarono, in occasione del Giubileo del 2000, nel volumetto: Mosaico, culto, cultura[iii].

Infine dopo svariati anni di restauro, sabato 6 febbraio 2010 venne inaugurato il nuovo Museo Arcivescovile, progettato dall’architetto Diletta Evangelisti, grazie al lavoro congiunto dell’Archidiocesi, Soprintendenza per i beni architettonici e al sostegno finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna[iv]. Non si puo’ dimenticare il ruolo fondamentale del compianto Monsignor Guido Marchetti (1931-2015), delegato diocesano ai beni ecclesiastici, che ha seguito con grande impegno e passione i restauri di tutto il complesso museale e la conseguente pubblicazione della prima guida del museo[v]. Tale volume fu recensito da don Giovanni Montanari[vi]. Fu lo stesso don Montanari che dettò l’epigrafe commemorativa in latino, relativa all’inaugurazione del museo. Essa, collocata a destra dell’ingresso, evidenzia nel testo l’indiscusso e vivo legame storico-religioso fra vescovo, episcopio e cattedrale[vii].

Il rinnovato museo, rispetto all’originaria fisionomia paleocristiana e bizantina, è stato arricchito di nuove sale di epoca settecentesca e di un secondo piano. Quest’ultimo – fino al 1990 sede dell’Archivio Arcivescovile – presenta una piccola pinacoteca con dipinti dei secc. XV- XVIII e la cosiddetta Sala Medievale, dove è esposto il ‘Tesoro del Duomo’.

Nei successivi anni di attività fino ad oggi il Museo Arcivescovile si è fatto apprezzare dagli studiosi, dai cittadini ravennati e dai turisti perché incarna, secondo Sua Eccellenza Monsignor Mariano Crociata: “…la testimonianza perenne di un patrimonio documentale vivo, capace di spiegare l’identità culturale e religiosa, oltre che il genio dell’uomo, per dare una prospettiva e un senso anche ai giorni presenti…”[viii].

 

 

 

Filippo Trerè

Opera di Religione

della Diocesi di Ravenna

 


 

[i] F. Casanova, Scoprire le radici cristiane di Ravenna, in “Risveglio Duemila”, 13 febbraio 2010, p. 2.

[ii] P. Novara, Per una archeologia degli arcivescovi di Ravenna: spigolature minime intorno al rinnovato Museo Arcivescovile di Ravenna, in “Pagani e Cristiani”, IX, 2010, pp. 81-102; G. Gardini, Il Museo Arcivescovile, appunti di storia, in “Risveglio Duemila”, 22 gennaio 2011, p. 3.

[iii] G. Montanari, Mosaico, culto, cultura. La cultura religiosa nei mosaici delle basiliche ravennati, Ravenna 2000, pp. 76-84.

[iv] F. Casanova, Storia e Fede, in “Risveglio Duemila”, 6 febbraio 2010, pp. 1-2.

[v] Le collezioni del Museo Arcivescovile di Ravenna, a cura dell’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, con testi di G. Fanti, G. Gardini, G. Grillini, P. Novara, Ravenna 2011.

[vi] G. Montanari, Opera di Religione: nuove acquisizioni, in “Risveglio Duemila”, 23 aprile 2011, p. 12.

[vii] G. Gardini, Il Museo Arcivescovile di Ravenna, appunti di storia/2, in “Risveglio Duemila”, 19 febbraio 2011, p. 3.

[viii] M. Crociata, La bellezza [L’indirizzo di saluto della CEI], in “Risveglio Duemila”, 13 febbraio 2010, pp. 1-2.