Il museo Arcivescovile di Ravenna custodisce nella sala della Pinacoteca una pala d’altare raffigurante una Madonna in Trono con Bambino e Santi attribuita al pittore forlivese Baldassarre Carrari (Forlì 1460 ca. – Ravenna? 1516)[i]. Il dipinto, una tempera su tavola, illustra una sacra conversazione fra la Vergine assisa al centro in un elegante seggio con il Bambino Gesù benedicente, alla presenza di alcuni santi fra i quali si riconoscono da sinistra a destra: san Matteo con in mano il suo vangelo, santa Caterina d’Alessandria con la palma del martirio e la ruota dentata simbolo della sua passione, santa Barbara con la torre nella quale fu rinchiusa dal padre e infine il patrono di Ravenna sant’Apollinare ritratto in abiti episcopali. Completa da sfondo un articolato baldacchino marmoreo arricchito da sculture e finti bassorilievi a monocromo di raffinato sapore rinascimentale. Secondo un documento di Sacra Visita fino al 1605 la pala era esposta sull’altare di San Matteo all’interno della antica basilica Ursiana: la primitiva cattedrale di Ravenna. Il dipinto era completato da una lunetta raffigurante la Deposizione di Cristo. Questa parte terminale, ascritta sempre a Baldassarre Carrari[ii], è attualmente conservata nella cappella di San Giuseppe all’interno dell’attuale cattedrale settecentesca[iii]. La pala d’altare manifesta nella struttura iconografica la tipica sacra conversazione di impronta veneta dove l’architettura del baldacchino da arco trionfale che completa lo sfondo, si fonde scenograficamente nel paesaggio  circostante che spunta dietro la Vergine. Lo stesso stile del pittore Baldassarre Carrari si riconosce anche nella Deposizione di Cristo dove l’asprezza del disegno di alcune figure, come la Madonna e san Giovanni Evangelista, ricorda il caricato espressionismo nordico divulgato dalla civiltà figurativa ferrarese che si ritrova anche nella ridondanza ed eccentricità dei particolari decorativi della tavola dalla vivace gamma cromatica. Carrari aggiunge nel paesaggio dietro al compianto di Cristo anche una suggestiva veduta di Ravenna[iv]. Il percorso artistico di Baldassarre Carrari e della sua bottega si snoda fra Forlì e l’antica città bizantina, in particolare grazie alla committenza laica ed ecclesiastica per pale d’altare e affreschi in chiese, pievi e monasteri, nonostante la scarsa disponibilità di notizie documentarie sulla sua personalità[v]. La cultura artistica della pala del museo Arcivescovile va anche interpretata nella chiave di lettura riguardante il contesto dei due grandi caposcuola forlivesi conosciuti da Baldassarre: Melozzo e Marco Palmezzano. Ma la dolcezza espressiva delle figure, come emerge nei volti della stessa Madonna e del Bambino, risentono del linguaggio espresso dal pittore ravennate Nicolò Rondinelli, rinomato allievo a Venezia del famoso Giovanni Bellini[vi].

È lecito affermare che il dipinto del museo Arcivescovile sia stato commissionato assieme alla lunetta dal colto arcivescovo di Ravenna Filasio Roverella (1475-1516), intorno all’ultimo quarto del XV sec.[vii], verosimilmente durante consistenti lavori di ristrutturazione della cattedrale finanziati anche grazie alla volontà e al contributo dei dogi veneziani[viii].

E’ stata proposta una collaborazione di Baldassarre Carrari ai disegni preparatori per l’apparato illustrativo a stampa del trattato teologico Decachordum Christianum (1507) pubblicato dal cardinale e frate francescano Marco Vigerio e uscito dalla tipografia fanese dell’editore ebreo Gershom Soncino. Una copia di tale cinquecentina è conservata nella biblioteca Diocesana di Ravenna[ix].

La pala d’altare del museo arcivescovile è una preziosa testimonianza figurativa della devozione ravennate del tempo nel dialogo sacro fra Maria, il Bambino consapevole della futura propria missione – che trova compimento nella passione e morte della lunetta –  e gli altri santi. Notevole è l’importanza conferita ai due santi in primo piano: san Matteo a sinistra con la penna e il suo vangelo, titolare dell’altare dove il dipinto era conservato; sant’Apollinare a destra indossa la mitria, un elegante piviale – con ricamato il ritratto di san Pietro suo maestro nella missione apostolica- e reca il codice e il pastorale con le mani ricoperte da preziosi guanti per le solenni celebrazioni: le chiroteche[x]. San Matteo narra nel suo vangelo sulla nascita di Gesù ritratto nella pala: “…Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: ’Ecco la Vergine concepirà e partorirà un Figlio che sarà chiamato Emmanuele’, che significa Dio con noi…”(Matteo, 1, 22-23).

 

 

Filippo Trerè

Opera di Religione

della Diocesi di Ravenna

 

 

[i] G. Viroli, I dipinti d’altare della diocesi di Ravenna, Bologna 1991, p. 96, n. 27; G. Gardini, in Le collezioni del museo Arcivescovile di Ravenna, a c. dell’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, Ravenna 2011, pp. 103-105; Id., in Sant’Apollinare. Guida iconografica per il patrono di Ravenna, Cesena 2014, pp. 46-47; A. Fabbri, Tra civiltà prospettica e prospettive lagunari. Un’aggiunta a Baldassarre Carrari, in Gli enigmi di un dipinto. Da Nicolò Rondinelli a Baldassarre Carrari, a c. di N. Ceroni, A. Fabbri, C. Spadoni, catalogo della mostra, Ravenna 2008, pp. 19-87 (particolarm. pp. 46-49).

[ii] L. Becherucci, in Mostra di Melozzo e del Quattrocento romagnolo, a c. di C.Gnudi, L. Becherucci, catalogo della mostra, Forlì 1938, p. 123, nota 145; A. Olivetti, in Marco Palmezzano. Il Rinascimento nelle Romagne, a c. di A. Paolucci, L. Prati, S.Tumidei, catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2015, pp. 210-211, n. 14.

[iii] S. A., Riapre la cappella San Giuseppe in duomo, in http://www.risveglioduemila.it

[iv] Viroli, op. cit., p. 68, n. 10;

 

[v] S. Bernicoli, Arte e artisti in Ravenna, in “Felix Ravenna”, 6 (1912), pp. 38-39; C. Grigioni, Nota su l’arte e gli artisti in Ravenna, in “Felix Ravenna”, 9 (1913), pp. 357-360. Articoli ripubblicati in: S. Bernicoli, Arte e artisti in Ravenna. Riedizione dei contributi pubblicati su Felix Ravenna opportunamente collazionati con gli appunti dell’Autore, a c. di P. Novara, Ravenna 2011, pp. 62-63, 110-113; A. Tempestini, Bellini e Belliniani in Romagna, saggio introduttivo di A. Paolucci, Firenze 1998, pp. 121-142; C. Fabbri, Un’aggiunta alla Madonna con il Bambino, tra i santi Cristoforo e Girolamo (Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense), in “Ravenna. Studi e Ricerche”, XXV (2018), pp. 223-228; L. Gigante, Baldassarre Carrari “pittore tedesco”. Pittura e stampe a Ravenna tra Quattro e Cinquecento, in “Arte Cristiana”, CVII, 911 (2019), pp. 136-147.

[vi]M. Faietti, La pittura del Quattrocento a Ravenna, in Storia di Ravenna, IV, a c. di L. Gambi, Venezia 1994, p. 248.

 

[vii] S. Tumidei, Un’aggiunta al Maestro dei Baldraccani e qualche appunto sulla pittura romagnola del tardo quattrocento, in “Prospettiva” 49 (1987), pp. 83, 89, nota 12, ried. in Id., Studi sulla pittura in Emilia e in Romagna. Da Melozzo a Federico Zuccari, Trento 2011, pp. 201, 203 e nota 12.

[viii] G. Montanari, Istituzioni religiose e vita religiosa a Ravenna in età veneziana, in Ravenna in età veneziana, Atti del Convegno di Studio, Ravenna 9-11 dicembre 1983, a c. di D. Bolognesi, Ravenna 1986, pp. 69-88 (particolarm. p. 75); P. Novara, La Cattedrale di Ravenna. Storia e archeologia, Ravenna 1997, pp. 120-121.

[ix] F. Trerè, Un’aggiunta a Baldassarre Carrari: il Decachordum Christianum, in “Ravenna. Studi e Ricerche”, XVII ½ (2010), pp. 93-134; M. Ronchini, La Biblioteca Diocesana. Introduzione, in Tesori del passato. Luce sul futuro, a c. dell’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, catalogo della mostra, Ravenna 2015, p. XXII; p. 121, fig. 39.

[x] Gardini, in Sant’Apollinare, cit., p. 46.