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Ravenna è unica2019-03-08T16:15:34+00:00

« Al chiaro di luna si viaggia attraverso le valli del delta del Po.
Ravenna, la vera meta del viaggio, è raggiunta. » (G. Klimt)

Ravenna, un mosaico di palloncini

Ravenna è così tante storie, così tante culture, così tanti umori, così tanti contrasti, che per raccontarla non si sa da dove partire. E questo significa che è una città da assaporare con calma, in bicicletta o a piedi, senza fretta, iniziando da una passeggiata tra gli splendidi monumenti UNESCO del V e VI secolo.

Ravenna è quindi una città da percorrere con un’anima pedestre o poco più, silenziosa e contemplativa. Come potrebbe essere altrimenti? I monumenti ravennati sono pietra e oro, semplicità e ieraticità, fisica e metafisica; nel mondo non ne esistono di eguali.

Ma Ravenna non è solo mosaici. La sua bellezza risiede anche attorno a lei, nella natura: nell’ampia macchia verde delle sue pinete (che si estendono a perdita d’occhio lungo il parco del Delta del Po); negli specchi d’acqua delle sue valli, che si incendiano al tramonto confondendosi con il cielo. Lo sanno bene i fenicotteri rosa e le tante specie di volatili che le popolano (aironi, garzette, cavalieri d’Italia, ecc). Anche il pittore ravennate Vittorio Guaccimanni (1859-1938) si accorse che Ravenna non era solo mosaici, e decise dunque di raccontare con il pennello le sue pinete indomite e selvagge, quelle in cui è bello perdersi d’estate, quelle buone da annusarsi, in particolare dopo uno scroscio di pioggia d’agosto.

In città, nella bella stagione, si può inforcare la bicicletta o passeggiare, odorando i fiori dei giardini e dei balconi, contemplando le rondini in volo, respirando l’aria della sera delle giornate più lunghe dell’anno, sentendo il rumore delle stoviglie delle cucine attraverso le finestre aperte, mentre stralci di dialoghi quotidiani volano via dai muri domestici per salire al cielo come palloncini.

I palloncini. Come quelli che ogni 8 dicembre vengono lasciati dalle mani di ciascun bambino per trasformarsi in preghiere alla Vergine, frecce lente verso il Paradiso: un mosaico anche questo, a cielo aperto; un caleidoscopio di colori, speranze, richieste, ringraziamenti, mani giunte e forse anche lacrime. I palloncini come tessere, prima grandi e vicine, poi sempre più «musive», piccole e astratte, fino a divenire impercettibili (e il mosaico evapora nell’etere, mentre i nasi dei bambini sono ancora all’insù). Bambini fiduciosi e coraggiosi (quanto costa ai bambini avere la forza di lasciare andare il proprio palloncino!), ma contenti di aver contribuito con la propria goccia a formare quel mare aereo e variopinto. E allora cosa ha a che fare tutto questo con il turismo nella nostra città? Ha molto a che fare, perché non si pensi che Ravenna in inverno va in letargo.

Ravenna è prima di tutto veracità e spiritualità: un patrimonio immateriale che nessuna guida turistica potrà mai descrivere. Al turista-viaggiatore la responsabilità di sceglierla e viverla, con l’attenzione che merita.

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