A Ravenna, nel mausoleo di Galla Placidia e nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo, si possono ammirare due raffigurazioni musive di san Lorenzo martire venerato dalla chiesa cattolica il 10 agosto.

 

L’episodio del martirio di san Lorenzo nel mausoleo di Galla Placidia

Nella lunetta di fronte all’ingresso del piccolo oratorio, edificato dall’imperatrice Galla Placidia (425-450), san Lorenzo Martire si appresta al suo martirio nella graticola ardente. Il santo arcidiacono romano, martirizzato verosimilmente nel 258 d. C., indossa una tunica e un pallio a tinte chiare, reca con sé un codice aperto pronto per la fruizione[i] e la medesima croce di Salvezza promessa dal Mistico Pastore rappresentato nella lunetta di fronte alla porta d’ingresso: la via del Paradiso. E’ scritto nel Vangelo: “…Chi mi vuole seguire, porti la sua croce…” (Matteo, 16, 24). La salvezza per l’umanità è predicata dai quattro Vangeli Canonici collocati nell’armadietto posto di lato: Matteo, Giovanni, Marco e Luca[ii]. Nella lunetta con il San Lorenzo il mosaicista evidenzia la graticola, notevole elemento figurativo posto in prospettiva percepita in un illusionistico spazio all’aperto[iii]. Il disegno iconografico e iconologico dei mosaici del mausoleo di Galla Placidia è strettamente collegato all’ortodossia imperiale contro l’eresia ariana e quindi alla chiesa di Santa Croce di cui faceva parte. Il discorso concettuale così alto e complesso è stato accuratamente elaborato dalla cultura teologica del vescovo di Ravenna san Pietro I Crisologo (426-450), dottore della chiesa e consigliere dell’Augusta imperatrice[iv]. Difatti il santo presule non poteva non conoscere i più antichi resoconti agiografici sulla vita e il martirio di san Lorenzo – alcuni brani citati anche da sant’Ambrogio – che risalivano a non prima della metà del V sec. d. C.[v]. La famiglia di Galla Placidia era molto devota a questo santo. Secondo le fonti storiche a Roma l’imperatore Valentiniano III, figlio di Galla Placidia, concesse a papa Sisto III (432-440) una ristrutturazione all’antica basilica sepolcrale di San Lorenzo fuori le mura[vi]. In seguito rinnovata da papa Pelagio II (579-590), nell’arco trionfale si decorarono mosaici dove san Lorenzo si trova raffigurato con la croce e il libro come nel mausoleo di Galla Placidia[vii]. A Ravenna, secondo una leggenda non suffragata da testimonianze scritte, nel primo quarto del V sec. il preposto al palazzo imperiale Lauricio fece costruire la basilica cimiteriale di San Lorenzo in Cesarea demolita nel 1553[viii].

A Ravenna il culto di san Lorenzo si intreccia con la primitiva funzione del mausoleo di Galla Placidia. Sulla scorta della pigna marmorea che sovrasta il tetto della cupola e del programma iconografico di contenuto funerario espresso dal ciclo musivo dell’interno, può essere che il mausoleo sia effettivamente sorto in un primo tempo allo scopo di seppellire Galla Placidia e la sua famiglia sepolta in seguito a Roma. Ma ben presto il sacello si contraddistinse per un oratorio privato dedicato originariamente a San Lorenzo Martire[ix]. Difatti la lunetta decorata a mosaico con il supplizio di san Lorenzo conferma questa lettura. Invece alcuni storici dell’arte hanno proposto di identificare in tale personaggio, ad esempio Cristo giudice o distruttore di un libro eretico nelle fiamme[x] oppure san Vincenzo di Saragozza che fu nel 304 anch’egli condannato a morte nella graticola al tempo dell’imperatore Diocleziano[xi]. A tal fine il soprintendente Giuseppe Gerola a suo tempo affermava sul discusso mosaico con l’immagine di san Lorenzo nel mausoleo di Galla Placidia: “…Donde la logica illazione che il tempietto, se pure aveva realmente una intitolazione, fosse in origine dedicato al santo levita [san Lorenzo], che sul principio del secolo V godeva a Ravenna di speciale venerazione…[xii].

Secondo altri autori il sacello di Galla Placidia pare abbia rivestito una funzione di martyrium, cioè di un luogo sacro che custodiva reliquie di santi particolarmente venerati dalla famiglia imperiale[xiii].

 

Il ritratto di san Lorenzo nella teoria musiva di Sant’Apollinare Nuovo

Il ritratto di san Lorenzo che si trova nei mosaici di Sant’Apollinare Nuovo, commissionati dall’arcivescovo di Ravenna Agnello (556-569), riguardo la sua identificazione non ha destato dubbi fra gli studiosi[xiv]. Il santo è collocato nella teoria dei martiri alla quarta posizione dopo san Martino di Tours, che guida il gruppo e i papi Clemente I e Sisto II. Quest’ultimo subì il martirio assieme a san Lorenzo. Il santo arcidiciacono è contraddistinto in alto dalla sua iscrizione: “S[AN]C[TV]S LAVRENTIVS+”. Il suo sontuoso abbigliamento documenta la particolare venerazione che la chiesa ravennate tributava ancora a questo santo nella metà del VI secolo. Il martire romano è vestito con una tunica dorata di broccato e con clavi imperiali purpurei. La corona di gloria e martirio che reca in mano è un prezioso diadema simile a quello che indossa Giustiniano nel mosaico di San Vitale. La figura di San Lorenzo fu interpretata dalla chiesa dell’epoca come Signifer Christi: vessillifero o portatore della croce di Cristo. L’arcidiacono si appresta insieme ai primi tre martiri del corteo verso il trono celeste, nel contesto di una sorta di Communio Sanctorum[xv].

Infine il protostorico ravennate Andrea Agnello (prima metà del IX sec.) ci informa che l’arcivescovo Massimiano (546-556) nel momento in cui fece edificare a Ravenna la basilica di Santo  Stefano Maggiore –purtroppo non è ancora nota l’ubicazione esatta – fece sistemare all’interno dello spazio sacro alcune reliquie di san Lorenzo[xvi].

 

Filippo Trerè

Opera di Religione

della Diocesi di Ravenna

 

 

[i] G. Cavallo, La cultura a Ravenna tra Corte e Chiesa, in Le sedi della cultura in Emilia Romagna, Milano 1983, pp. 38-41 e fig.11.

[ii] G. Montanari, Mosaico, culto, cultura. La cultura religiosa nei mosaici delle basiliche ravennati, Ravenna 2000, pp. 43-46; Id., Ravenna. L’iconologia. Saggi di interpretazione culturale e religiosa dei cicli musivi, Ravenna 2002, p. 119.

[iii] S. Bottari, Ravenna. Mausoleo di Galla Placidia, “Tesori d’arte cristiana” 3, Bologna 1966, p. 65, fig. 2; E. Kitzinger, Alle origini dell’arte bizantina. Correnti stilistiche nel mondo mediterraneo dal III al VII sec., Milano 2004, p. 58.

[iv] G. Montanari, Ravenna. Patrimonio dell’umanità. Globalizzazione e storia culturale, Ravenna 2006, pp. 47-48.

[v] S. Serra, Le fonti e l’archeologia. Alle origini del culto di San Lorenzo a Roma, in Il culto di San Lorenzo tra Roma e Milano. Dalle origini al Medioevo, a c. di R. Passarella, Milano 2015, pp. 29-53.

[vi] Serra, op. cit., p. 44.

[vii] Ibid., p. 52.

[viii] M. Mazzotti, San Lorenzo in Cesarea, in “Il Romagnolo”, 28 novembre 1936, n. 48, p. 3 (ried. in Id., Itinerari della Sacra Visita. Chiese di Ravenna scomparse, a c. di G. Rabotti, Ravenna 2003, pp. 230-231); C. Rizzardi, Il mosaico a Ravenna. Ideologia e arte, Bologna 2011, pp. 61-63.

[ix] G. Bovini, Edifici di culto d’età preteodoriciana, Bologna 1969, pp. 180-183; Id., Ravenna. Arte e storia, Ravenna 1971, pp. 10-11.

[x] A. Venturi, Storia dell’arte italiana, I, Milano 1901, p. 277; F. Filippini, Il valore simbolico dei musaici del “Mausoleo” di Galla Placidia in Ravenna, in “Bollettino d’Arte” 10, VIII (1930-1931), pp. 367-375; Rizzardi, op. cit., pp. 52-53.

[xi] G. Mackiè, New light on the so-called Saint Lawrence Panel at the Mausoleum of Galla Placidia, Ravenna, in “Gesta” 29, 1 (1990), pp. 54-59.

[xii] G. Gerola, Galla Placidia e il così detto suo mausoleo in Ravenna, in “Atti e memorie della R. Deputazione di storia patria per le provincie di Romagna”, IV, 2 (1912), pp. 273-320 (ried. in G. Gerola, Scritti ravennati (1911-1917), vol. I, a c. di R. Romanelli, Ravenna, Società di Studi Ravennati, 2016, pp. 63-98, particolarm. pp. 88-89).

 

[xiii] M. David, Evergetismo imperiale e rinnovamento urbanistico a Ravenna in età teodosiana, in La basilica di Santa Croce. Nuovi contributi per Ravenna tardoantica, Ravenna 2013, pp. 11-40 (particolarm. p. 16).

[xiv] G. Cortesi, Sant’Apollinare Nuovo in Ravenna, Ravenna 1975, p. 75; I. Baldini Lippolis, La Processione dei Martiri in S. Apollinare Nuovo, in Martiri, Santi, patroni: per una archeologia della devozione, Atti del X Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana,  Università della Calabria, Aula Magna, 15-18 settembre 2010, a c. di A. Coscarella, P. De Santis, Arcavacata di Rende 2012, pp. 383-397 (particolarm. pp. 388-389); G. Gardini, Immagini di santità. Litanie figurate nella Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, in Le donne nei mosaici di Ravenna (a c. di Monsignor Guido Marchetti), Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, 2015, pp. 63-67 (particolarm. pp. 64-65).

[xv] F. Gerke, Nuove indagini sulla decorazione musiva della Chiesa ravennate di S. Apollinare Nuovo, in “Felix Ravenna”, CIII- CIV (1972), pp. 113-209 (particolarm. pp. 203, 205-207).

[xvi] Il Libro di Agnello Istorico. Le vicende di Ravenna antica fra storia e realtà, traduzione e note di M. Pierpaoli, Ravenna 1988, p. 97; Rizzardi, op. cit., pp. 165-167.