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San Vitale fra culto e iconografia

Il 4 novembre la chiesa di Ravenna festeggia la festa di San Vitale. In città, nella basilica a lui dedicata (metà del VI sec. d. C.), il santo è ritratto nei mosaici che decorano l’abside: San Vitale riceve la corona aurea di gloria e martirio dal Cristo Cosmocrator (Signore del Mondo) ed è presentato a quest’ultimo da uno degli Arcangeli verso la gioia del Paradiso.
A Ravenna San Vitale era anticamente venerato il 28 aprile, giorno del suo martirio. La lettera dello pseudo-Ambrogio (fine V secolo d. C.) narra che era un ufficiale di origine milanese vissuto ai tempi dell’imperatore Nerone. In seguito, Vitale si trasferì a Ravenna con il giudice Paolino per perseguitare i cristiani. Ma egli professava segretamente la Fede assistendo e confortando i condannati a morte. Vitale esortò l’amico Ursicino, medico ligure, a non rinunciare per paura al suo credo. Così Ursicino andò incontro serenamente al martirio per decapitazione. Quando il giudice Paolino scoprì che Vitale era cristiano e incoraggiava i carcerati a non rinnegare la nuova religione, si infuriò e fece seppellire Vitale vivo in un pozzo coperto di terra e di pietre. Ancora oggi nella basilica di San Vitale si ha memoria di questo luogo sacro cui fu dedicato un oratorio intitolato al santo (sec. V). L’oratorio che fu scoperto nel 1911, presenta i resti di un altare-reliquiario (F. Di Pietro, Il prisco sacello di San Vitale, in “Bollettino d’Arte”, V, 6, 1925, pp. 241-253).

Alcuni storici sono convinti che il culto di San Vitale diffuso a Ravenna abbia fatto confusione con il San Vitale servo del coltivatore Agricola, entrambi martirizzati a Bologna durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano (fine III – inizi IV sec. d. C.). Essi sono venerati il 4 novembre. In questo modo si è creata una sorta di sdoppiamento fra i Santi Vitale e Agricola bolognesi e Vitale e Ursicino ravennati. Il vescovo di Ravenna San Pietro Crisologo (426-450) affermava che “l’unico” santo della chiesa locale che ha versato il sangue per Cristo è il protovescovo Apollinare, non menzionando San Vitale. Per cui la lettera dello pseudo-Ambrogio, dove è narrata la leggenda del santo soldato milanese, viene considerata un documento posteriore (M. Mazzotti, S. Vitale. Storia e leggenda, in “L’Argine”, 5 novembre 1966). Si afferma pure che lo sdoppiamento sarebbe stato generato nel 409 allorquando Galla Placidia decise di far traslare le reliquie di San Vitale e dei figli Gervasio e Protasio dalla città ambrosiana alla capitale Ravenna, favorendo nella nuova capitale un culto che prima non esisteva (G. D. Gordini, Vitale e Agricola, in Bibliotheca Sanctorum, vol. XI, Roma 1969, paragrafi 1225-1228). Invece altri studiosi contestano la tesi dello sdoppiamento: la distinzione del culto dei santi Vitale soldato e Ursicino medico, rispetto a quella dei santi Vitale servo del coltivatore Agricola bolognesi, è antichissima e chiara nei calendari della chiesa di Milano e di Ravenna e nel Martirologio romano. Il poeta vescovo e santo Venanzio Fortunato, vissuto a Ravenna fra il 550 e il 565 così scrive nei suoi carmi: “…Dirigiti poi tranquillamente alla cara città di Ravenna e passando davanti alle sacre memorie dei Santi venera la tomba del beato martire Vitale e del mite Ursicino, beato nella stessa sorte…”. La devozione a Ravenna per Vitale milanese e per la sua famiglia – assieme ad Ursicino – è testimoniata anche nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo nelle due grandi processioni musive risalenti ai tempi dell’arcivescovo Agnello (556-569): a destra compaiono Vitale, Gervasio, Protasio e Ursicino, mentre a sinistra è raffigurata la moglie Valeria nel corteo delle sante martiri (M. Pierpaoli, San Vitale di Ravenna e Ursicino Protomartire, in https://pierpaolimariostorico.wordpress.com).

Nei mosaici della basilica di San Vitale sono raffigurati sia Gervasio e Protasio nel sottarco che introduce al presbiterio, sia il loro padre Vitale nella calotta absidale. Nel mosaico in questione San Vitale si presenta con un sontuoso abito di dignitario: tunica di seta bianca coperta da un lungo mantello – fermato da una fibula sulla spalla – ornato sul fianco da una stoffa rettangolare, il tablion. San Vitale riceve – con le mani velate in segno di rispetto – la corona dal Cristo. Quest’ ultimo, assiso sul Globo, è vestito di tunica e pallio color porpora come un sovrano bizantino. In tale scena il mosaicista si è ispirato ai rituali della corte di Costantinopoli, quando un funzionario veniva investito del suo ruolo dall’imperatore (L. Sotira, Eredità della tradizione classica nei mosaici parietali di V e VI secolo: problematiche di iconografia e di stile, in “Intrecci d’arte”, n.1, 2012, pp. 13-14).

 

2019-11-04T15:53:35+00:00
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