Nella terza sala del Museo Arcivescovile di Ravenna, davanti all’ingresso della cappella di Sant’Andrea, si può ammirare un’ interessante scultura rinascimentale. Si tratta di un Presepe dove l’artista ha raffigurato ad altorilievo la Madonna inginocchiata davanti al Bambino, posto in un giaciglio ovale. Al di là di un pilastro decorato si riconosce la capanna con il bue e l’asinello; sulla destra San Giuseppe che si appoggia ad un bastone ricurvo. Infine sullo sfondo compare la città di Betlemme. La scultura è firmata in latino con la data: “HOC OPUS FECIT FIERI IOANIS BONI DE MANTUA SUB ANNO 1497” (trad. “Quest’opera fu fatta da Giovanni Bono da Mantova nell’anno 1497”) (P. Novara, in Le collezioni del Museo Arcivescovile di Ravenna, a cura dell’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, Ravenna 2011, pp. 53-54). Tale manufatto proviene dal tesoro della cattedrale e si può considerare una delle testimonianze artistiche significative della dominazione della Repubblica di Venezia su Ravenna (1441-1509) (E. Mattaliano, La scultura a Ravenna nei luoghi e negli edifici pubblici fra Quattro e Cinquecento, in Ravenna in età veneziana, Atti del Convegno di Studio, Ravenna 9-11 dicembre 1983, a cura di D. Bolognesi, Ravenna 1986, p. 363; http://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it). Il sacerdote don Francesco Beltrami descrive la scultura collocata anticamente dietro al coro della cattedrale (F. Beltrami, Il Forestiere instruito della città di Ravenna, Ravenna 1783, p. 23). Anche lo storico Corrado Ricci illustra un Presepe scolpito ancora esposto nell’ambulacro o corridoio dietro all’altare maggiore (C. Ricci, Guida di Ravenna, VI ed.,  Bologna 1923, p. 40). Interessanti sono le osservazioni di un altro studioso Alieto Benini: “…Nel Museo Arcivescovile esiste un piccolo pluteo figurante la Natività, di ignota provenienza. E’ sicuramente l’avanzo di un’opera più complessa…” (A. Benini, Architettura e Scultura Rinascimentale a Ravenna, Ravenna 1954, p. 23). Cioè non si esclude che questo altorilievo potesse far parte di un frammento di recinto presbiteriale che racchiudeva l’altare di un ignoto edificio ecclesiastico. E’ curioso osservare che proprio sul finire del XV secolo, epoca di realizzazione di questa scultura, i dogi di Venezia imposero e finanziarono agli arcivescovi di Ravenna alcuni restauri nella cattedrale (P. Novara, La cattedrale di Ravenna, Ravenna 1997, pp. 120-121). Nell’iconografia il Presepe del Museo Arcivescovile riprende la nascita del Salvatore come viene narrata nel vangelo apocrifo della pseudo-Matteo [14,1]: “…Tre giorni dopo la nascita del Signore nostro Gesù Cristo, la beatissima Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, depose il bambino in una mangiatoia, ove il bue e l’asino l’adorarono…”. L’artista, consapevole delle regole della prospettiva e dotato di una delicata e ingenua vena sentimentale nella resa dell’episodio, riprende schemi compositivi che rievocano un incipit da libro miniato. A tal fine basta confrontare questo Presepe con altre notevoli sculture della Ravenna ‘veneziana’: ad esempio con il famoso ritratto a bassorilievo di Dante Alighieri nella sua tomba, firmato da Pietro Lombardo nel 1483 (F. Trerè, Un’aggiunta a Baldassarre Carrari: il Decachordum Christianum, in “Ravenna. Studi e Ricerche”, XVII/1-2, 2010, p. 113). Filippo Trerè